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cultura dell'immagine e della parola

Nessuno è perfetto

“Se hai qualcosa di importante da dire, avvolgila nella cioccolata”

Succede. Si cresce col cinema e la televisione e capita di sentire familiari personaggi come Gassman, Mastroianni, Lemon e Matthau. Si aprono un varco nei nostri cuori fin dal primo incontro e a ritrovarli nel tempo non tradiscono mai. Succede. Ma si riconosce questo affezionamento solo quando uomini come loro vengono a mancare, allora sentiamo quella malinconia, quella tristezza che stringe per la perdita di qualcuno a noi caro.
I film di Billy Wilder sono pietre miliari della storia del cinema, hanno introdotto un nuovo modo di “intrattenere”, ma soprattutto sono entrati nell’immaginario collettivo: se gli attori, mostrando il loro corpo, il loro viso, conquistano più facilmente attraverso l’immagine, un regista e scrittore come Wilder si fa ricordare per la sua intelligenza brillante, per lo spirito e l’ironia, e se il suo nome è meno noto di uno come Jack Lemon o Walter Matthau le sue opere sono senza dubbio conosciute e apprezzate da tutti. I primi film che ho amato sono stati proprio i suoi: che felicità provavo a vedere e rivedere “Sabrina”, “A qualcuno piace caldo” o “Quando la moglie è in vacanza”: è in queste pellicole che Audrey Hepburn e Marilyn Monroe diventano icone della bellezza, di due femminilità antitetiche e parimenti irresistibili.
Quindi, anche se non tutti hanno presente a cosa si colleghi il nome Wider, sono convinta che tutti sarebbero affranti nel sapere che l’autore di film così strepitosi sia morto, e se avete amato le sue storie e i suoi personaggi sono sicura che sentirete la sua mancanza.

L’ultima battuta di “A qualcuno piace caldo” dice: “D’altra parte, nessuno è perfetto!”. Ripensandoci sorridiamo, riconoscendo che anche Billy Wilder aveva un solo grave difetto: era mortale come noi. Ma riflettendoci meglio arriviamo alla conclusione che in fondo non è del tutto vero perché il suo nome rimarrà immortale, scolpito nella memoria da immagini come quella della gonna bianca di Marilyn che si alza sollevata dal vento caldo della metropolitana.

BIOGRAFIA

“Ho soltanto fatto i film che mi sarebbe piaciuto vedere”

Samuel Wilder nacque nella cittadina austriaca di Sucha il 22 giugno del 1906 e dopo aver lasciato gli studi di legge divenne giornalista. “Con una serie di bugie e Dio sa che altro, riuscii a farmi mandare a Berlino per recensire il concerto di Paul Whiteman. E semplicemente rimasi lì. Incominciai come scrittore fantasma, lavorando per due o tre sceneggiatori berlinesi di successo. Scrivevo cinque o sei film muti all’anno per altri, e guadagnavo pochissimo. Per arrotondare facevo il ballerino: ero un vero gigolò.” Nel 1929 iniziò a scrivere sceneggiature cinematografiche collaborando spesso con il regista tedesco Robert Siodmak, di cui divenne amico insieme ad altri filmmakers indipendenti come Zinneman e Ulmer.
Con l’avvento del nazismo Wilder fu costretto ad emigrare a Parigi. Tre mesi dopo aver consegnato un suo testo ad un ricco magnate tedesco che si recava in America, si vide recapitare nella sua misera stanzetta parigina un invito ad Hollywood. “Quel tale aveva venduto la storia alla Columbia e mi volevano subito laggiù per iniziare la sceneggiatura definitiva. E così feci. Il mio salario era di 150 dollari alla settimana e avevo un collaboratore che mi dava una mano con l’inglese. Il film, ovviamente, non fu mai fatto, ma ormai ero in America….”. Trovò un appartamento con l’attore Peter Lorre, condividendo un’esistenza di stenti mantenendosi con sporadiche collaborazioni a sceneggiature di film di serie B. I suoi parenti che rimasero in Europa morirono nei campi di concentramento.
Nel 1938 assieme allo sceneggiatore Charles Bracket iniziò una fruttuosa collaborazione che doveva durare fino al 1950, scrivendo sofisticate commedie come “Ninotchka” di Lubitsch. Nel 1944 scrisse con Raymond Chandler “Double Indemnity” che fu uno dei primi “film noir”. Il sodalizio Bracket-Wilder portò ad altri fortunati film di cui il primo fu produttore e il secondo regista. A guerra conclusa, nel 1950, arrivò il primo Oscar per la sceneggiatura di “Il viale del tramonto”. Ma il rapporto con Bracket si incrinò. Dovevano passare diversi anni prima che Wilder ritrovasse il sorriso e lo facesse ritrovare ai suoi spettatori con il travolgente “A qualcuno piace caldo” con Marilyn Monroe. In una scena di questo film Marilyn ha avuto bisogno di 59 takes per dire la battuta “Where’s the Bourbon?”. La Monroe, ha detto poi Wilder, “ha il seno come il granito e il cervello come un groviera”.[img4]
Nella sua lunga carriera Wilder portò a casa quattro statuette d’oro per regia e sceneggiatura, oltre a numerosissimi premi e riconoscimenti al festival del cinema di Berlino, Cannes, New York e Venezia.
Quattro dei suoi film fanno parte dell’elenco dei cento migliori film americani del ventesimo secolo redatto dall’ AFI, e ” A qualcuno piace caldo ” è stato eletto il miglior film comico di tutti i tempi.
Il regista è morto il 27 marzo 2002 per una polmonite. Aveva 95 anni.

Film scritti e diretti da Billy Wilder

Amore che redime, 1934
Frutto Proibito, 1942
I cinque segreti del deserto, 1943
La fiamma del peccato, 1944
Giorni perduti, 1945
Il valzer dell’imperatore, 1948
Scandalo Internazionale, 1948
Viale del tramonto, 1950
L’asso nella manica, 1951
Stalag 17, 1953
Sabrina, 1954
Quando la moglie è in vacanza,1955
L’aquila solitaria, 1957
Arianna, 1957
Testimone d’accusa, 1958
A qualcuno piace caldo, 1959
L’appartamento, 1960
Uno, due, tre, 1961
Irma la dolce, 1963
Baciami, stupido, 1964
Non per soldi…ma per denaro, 1966
Vita privata di Scherlock Homes, 1970
Cosa è successo fra mio padre e tua madre?, 1972
Prima pagina, 1974
Fedora, 1978
Buddy, Buddy, 1981

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